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armi chimiche vendute alla siria: trema il governo di cameron

9/5/2013

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La notizia ha dell'incredibile e rischia di mettere in serio pericolo la stabilità del governo Cameron. Secondo quanto riferito dal giornale Sunday Mail, il Regno Unito avrebbe consentito la vendita alla Siria di agenti chimici utilizzati per la composizione del gas nervino, attraverso la concessione di licenze autorizzate dal governo. La compravendita sarebbe avvenuta nel 2012, dieci mesi dopo l'inizio delle rivolte nel Paese. A finire sul banco degli imputati è il ministro per le attività produttive Vincent Cable che, secondo il domenicale scozzese, avrebbe dato l'ok per la vendita di fluoruro di potassio e fluoruro di sodio. Interrogato da alcuni parlamentari dell'opposizione, il ministro di area liberaldemocratica ha riferito che le sostanze non hanno mai raggiunto effettivamente la Siria: nessun invio, a quanto pare, sarebbe stato effettuato prima dell'embargo imposto dalla UE nell'ambito delle sanzioni contro il regime di Assad. A seguito di tale provvedimento, le autorizzazioni precedentemente emesse sarebbero state poi revocate. Sempre secondo quanto riferito dal ministro Cable, l'export di sostanze venne consentito su esplicita domda del regime siriano, che aveva richiesto i due prodotti per la produzione industriale di cornici di metallo per finestre e box doccia. Una motivazione, a quanto pare, giudicata credibile dai funzionari del governo britannico. Pacifisti e membri dell'opposizione restano comunque molto dubbiosi. Il ministro ombra per le attività produttive Chuka Umunna ha così commentato la vicenda: "Sarà un sollievo la conferma che quelle sostanze non furono mai inviate. Resta tuttavia necessaria una spiegazione sul perché quelle licenze furono approvate: all'epoca dei fatti, il regime di Assad aveva già avviato una dura repressione contro gli oppositori e informazioni di intelligence avevano riferito in più occasioni l'uso di sostanze chimiche". Downing street respinge ogni accusa: "Questa storia dimostra che il sistema funziona - afferma un portavoce del governo - i prodotti non sono stati esportati e le licenze sono state revocate". Il problema sarà dimostrare che la vendita non sia avvenuta tra il 17 gennaio 2012, quando le licenze sono state concesse, e l'approvazione delle sanzioni europee che ne hanno portato alla revoca il 30 luglio dello stesso anno. Per adesso ci sono solo le rassicurazioni verbali del ministro Cable. Ma basteranno a convincere l'opinione pubblica?

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