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La Merkel in visita alla Gran Bretagna per salvare l'Europa. Sul piatto solo povere promesse che sembrano essere arrivate troppo tardi.

2/27/2014

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La cancelliera tedesca Angela Merkel fara' la sua visita ufficiale in Regno Unitro giovedi', quando fara' un discorso al parlamento britannico a camere riunite e poi andra' dalla regina a prendere il tradizionale te' a Buckingham Palace. 


La ragione della visita? Una visita istituzionale comune, che nasconde pero' il vero motivo: quello di convincere il popolo britannico a rimanere nell'Unione Europea. Ormai molte sono le indiscrezioni che vedono la Gran Bretagna sempre piu' stanca delle decisioni di Bruxelles, troppo spesso dettate proprio da Berlino. Ed ecco che la Merkel, causa di tutti i "guai" secondo i giornali inglesi, andra' in missione per mantenere unita l'Europa. 


Sara' difficile pero' convincere i sudditi di sua maesta', visto che finora non hanno sbagliato una scelta. La prima, quella di non entrare nell'euro, ha permesso l'indipendenza monetaria del Regno Unito, che in termini pratici, oltre a non aver causato la spirale inflazionistica creatasi in molti paesi, ha consentito il mantenimento della propria politica economica, che in questi mesi e' andata decisamente in contro-tendenza rispetto a quella del continente, grazie alla scelta del deficit-spending (in pratica massicci investimenti dello stato in infrastrutture ed opere pubbliche) per aiutare l'economia invece di una "noiosa" austerity (preferita senza successo da molti paesi del vecchio continente). La crescita del Regno Unito dunque e' stata possibile solo grazie al fatto di non dover sottostare al famoso 3% deficit/PIL dei parametri di Maastricht, definito da alcuni britannici per ironia "Maastrict" (una storpiatura ad indicare il troppo rigore europeo), e viaggiando invece oltre il 7%. La seconda scelta e' stata quella di non ratificare il trattato di Schenghen, preferendo invece accordi bilaterali con i singoli paesi europei, decisione che ha permesso alla Gran Bretagna di evitare un massiccio flusso migratorio dai paesi dell'est dell'UE, senza poter fermare pero' l'esodo degli europei dei paesi dell'ovest in fuga dai disastri dell'eurozona, italiani in testa. 


Proprio su questo punto in realta' sara' difficile convincere Cameron, che invece sembra molto determinato a lanciare entro la fine del 2017 un referendum che decidera' le sorti in maniera definitiva dello status della Gran Bretagna nell'unione. Sul piatto la Merkel ha portato la promessa di rivisitare il trattato di Lisbona per permettere nuovi accordi tra gli stati, specie sul campo dell'autonomia politica, e nuove garanzie per i paesi dell'UE non membri dell'euro. Queste concessioni tedesche pero' non hanno finora convinto il resto dei conservatori euroscettici, alcuni infatti hanno perfino paragonato la situazione a quella antecedente al referendum del 1975, quando l'allora primo ministro laburista Harold Wilson giro' le capitali europee per trovare "garanzie", ma, secondo i conservatori, invece che ricevere un "sigaro" ricevette un "pacchetto di fiammiferi" e torno' in patria come se fosse stato un trionfo. 

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